Lettere dall'Oriente e oltre: dialoghi dell'altro mondo (pt. 5)
Bangkok, 27.02.2025
Caro Ivan
Bello rivedere gli amici. 37 gradi!! Mentre vedo i preparativi per i Giochi Olimpici del 2032.
L'OMBRA NELLA STANZA ACCANTO
Ospiti di una caro amico che ha un figlio di 20 anni con Hikikomori lifestyle. Lui ci schivava molto. Vita notturna con cibo, molti videogame. Ho sentito un po' inquietante questo nostro dimorare nella stessa casa con lui...senza poter far molto (a parte supportare la mamma).
A lui abbiamo fatto un regalo; un libro sulla cucina italiana. Chissà...Pensavo: dormire, da ospite e non da specialista, in una stanza vicino ad una persona con questi problemi. Sentire I vari movimenti notturni e fare più o meno finta di niente nelle rare occasioni in cui ci si incontrava di giorno…Un abbraccio
Davide
Caro Davide,
Piero Coppo, uno tra i più importanti Etnopsichiatri italiani, scriveva che come la zoologia e la botanica insegnano che un gruppo di individui troppo omogeneo per genotipo, è sempre il risultato di un isolamento, una sorta di invenzione umana. La regola della natura è invece il meticciato e l'ibridazione.
Il tuo racconto sulla condivisione dello spazio notturno con un ragazzo affetto da Hikikomori mi ricorda alcune riflessioni cliniche sul potere trasformativo del sogno condiviso, discusso da René Kaës in "La polifonia del sogno". Questo scenario offre una straordinaria opportunità per esplorare la dimensione intersoggettiva dell'esperienza onirica e il suo potenziale terapeutico. Sto immaginando che in questo contesto di contiguità tra la tua stanza e quella del ragazzo isolato, potrebbe rappresentare l'inizio di un contenitore psichico condiviso, dove l'attività onirica può finalmente emergere e circolare.
La vicinanza fisica, anche se c'è una parete tra voi, per Kaes (è una mai estensione) durante il sonno crea un campo intersoggettivo dove i sogni possono essere scambiati, anche a livello inconscio. Kaës le chiama "alleanze inconsce" e "patti denegativi". Penso ti possa servire questa esperienza che richiede una costante attenzione ai confini e una capacità di ospitare l'alterità senza esserne sopraffatto considerando che nella comunità Maori, dove la concezione dell'identità, della salute mentale e dei legami intersoggettivi differisce significativamente dal modello occidentale.
Da quanto ho capito, la cultura Maori concepisce il benessere psichico come profondamente radicato nella connessione con gli altri, con gli antenati e con la terra. Il concetto di "wairua" (spirito) e "whanau" (famiglia allargata) offrono un modello di psiche che trascende i confini individuali, risuonando con le teorie di Kaës sulla polifonia psichica…Un caro saluto,
Ivan
Spero di leggerti presto